L’effetto Dunning-Kruger compromette la valutazione delle nostre prestazioni: a causa di una distorsione cognitiva le nostre performance sono danneggiate sia nella loro esecuzione che nell’idea che ci formiamo su di esse. E questo compromette anche la nostra capacità di rendercene conto e di porvi rimedio.

L’effetto Dunning-Kruger: la storia di un errore

Da anni si sente parlare di effetto Dunning-Kruger (purtroppo in modo errato). Trattandosi di un errore nella valutazione di sé e dei risultati delle proprie azioni, mi è sembrato utile approfondire le ricerche che hanno portato alla definizione di tale bias cognitivo.

In questo articolo cercherò di illustrare:

  • cosa sia l’effetto Dunning-Kruger alla luce delle ricerche
  • la storia da cui prende il via la ricerca (con un video)
  • gli esperimenti, le fasi e i grafici (corretti) della ricerca originale
  • e le conclusioni utili a cui possiamo giungere.

In sostanza condivido un mio approfondimento per mettere un po’ d’ordine in un campo che mi è molto caro, cioè quello degli inghippi nel miglioramento personale e professionale.

Se conoscete già bene la definizione più diffusa dell’effetto Dunning-Kruger questo articolo vi chiarirà le idee (ma se volete l’analisi accurata degli errori presenti nella descrizione distorta dell’effetto Dunning-Kruger, leggete quest’altro articolo).

La storia di Mc Arthur Wheeler da cui parte lo studio di Dunning e Kruger

Il tutto ebbe inizio nel 1995 a Pittsburgh (USA) e da due rapine finite male. Un ladro maldestro, il signor Mc Arthur Wheeler, venne arrestato il giorno stesso dei furti grazie alle riprese delle videocamere di sorveglianza che lo ritraevano inequivocabilmente mentre minacciava con una pistola i cassieri e si faceva consegnare il bottino. Niente di particolare penserete voi. Ma la cosa che sconcertò la stampa dell’epoca fu che il rapinatore disse ai poliziotti che credeva di essere diventato invisibile alle telecamere grazie a una innovativa procedura: bagnarsi l’intero volto con il succo di limone.

Quando lesse la notizia, il prof. David Dunning, psicologo e docente presso la Cornell University, ipotizzò che il signor McArthur, non avendo le conoscenze elettroniche necessarie, non aveva nemmeno gli strumenti per capire che stava commettendo un grave errore, anzi: proprio la sua ignoranza in materia, non solo lo rese inconsapevole dell’errore, ma lo convinse della correttezza dei suoi piani.

Il prof. Dunning, dunque, progettò una ricerca assieme al suo collaboratore Justin Kruger per verificare la tesi che meno le persone sanno di una cosa, meno saranno in grado di rendersene conto (qui trovi la ricerca originale).

La storia di Wheeler è divertente e se volete sentirvela raccontare (e commentare con qualche spunto) guardatevi il video qui sotto, tratto da un mio recente corso di formazione.

Effetto Dunning-Kruger spiegato semplice

Per me l’effetto Dunning-Kruger si potrebbe riassumere così:

  1. Meno sei competente in un compito, più facilmente ti convincerai di un’idea errata sull’esecuzione dello stesso.
  2. Questo ti porterà a commettere più errori,
  3. ma non te ne accorgerai, perché continuerai a giudicare la tua prestazione con gli stessi strumenti (sbagliati) che hanno generato gli stessi errori.
  4. Tutto ciò ti porterà a sovrastimare le tue abilità in quell’ambito.
  5. E come se non bastasse, le tue errate convinzioni non ti permetteranno di valutare correttamente le prestazioni altrui e, quindi, non potrai trarre alcun beneficio confrontandoti con i risultati degli altri, perché non sarai in grado di capire dove siano migliori dei tuoi.

È un bel problema: si tratta di un bias cognitivo o distorsione cognitiva, cioè una scorciatoia che, in alcune situazioni, viene imboccata dalla nostra mente e che ci conduce a un errore. Si associa ad altri errori quali:

  • l’illusione del controllo
  • l’effetto alone
  • l’eccessiva sicurezza
  • bias della conferma
  • l’effetto “sopra la media” (above-average effect)

Per i ricercatori David Dunning e Justing Kruger tutti noi ci caschiamo, ancor di più quando si tratta di un compito cognitivo o sociale: la nostra ignoranza in un settore ci rende ciechi ai nostri errori.

Nessuna arrogante ipervalutazione come viene diffuso sul web quando si parla di Dunning-Kruger: semplicemente gli psicologi della Cornell University sostengono che, se solitamente siamo portati a considerarci leggermente sopra la media, negli ambiti dove le nostre prestazioni sono peggiori ci sarà un notevole scarto tra le nostre reali competenze e la nostra percezione delle stesse.

Facciamo un esempio: Rispetto alla media degli automobilisti del tuo paese, come valuti la tua guida?

Se dovessimo stilare una classifica degli automobilisti italiani in base alle abilità alla guida, tu dove ti posizioneresti?

Secondo altre ricerche psicologiche (vedi l’effetto sopra la media) a tale domanda, la stragrande maggioranza degli italiani dovrebbe dare alle proprie competenze un valore superiore alla media, cioè dovremmo porci quasi tutti tra quelli più bravi a guidare (chi appena sopra la metà classifica, chi ancora più in alto).

Logica alla mano, almeno la metà di noi si sopravvaluterebbe: se un team di esaminatori esperti valutasse segretamente la nostra guida e ci assegnasse un voto, ottenuta una classifica “oggettiva”, pare ovvio che metà di noi sarebbe nella metà inferiore e l’altra metà in quella superiore della classifica.

Grazie all’effetto Dunning-Kruger, però, possiamo anticipare che le persone tra noi che avranno ottenuto dal team di esperti un punteggio più basso, saranno quelle che maggiormente sovrastimeranno la propria abilità di guida.

Attenzione però! Le persone che saranno sul fondo della classifica non si considereranno i migliori in assoluto e non crederanno di essere ai primi posti tra gli automobilisti italiani, riterranno di essere poco sopra di metà classifica.

Per fare un esempio, se la classifica fosse da 10 a 1 (dove il decimo fosse il peggior guidatore italiano e il primo il migliore), le persone a fondo classifica riterrebbero di essere tra il 5° e il 4° posto, andando a sovrastimarsi di circa 4 posizioni.

Questo avviene perché quelle persone non avendo le competenze specifiche per guidare bene, non hanno nemmeno le competenze specifiche per rendersi conto che guidano molto peggio rispetto alla norma.

(NB: mentre scrivevo dell’ipotetico test per misurare le abilità degli italiani alla guida ho scritto “noi”, ma mi sono riferito a “loro” quando poi ho parlato di quelli che hanno ottenuto i risultati sotto alla media: sono caduto nell’effetto Dunning-Kruger?).

La ricerca e i grafici di Dunning e Kruger

Già prima della ricerca degli psicologi Dunning e Kruger, altri colleghi avevano dimostrato che le competenze esecutive per un compito fossero correlate alle metacompetenze per valutare il compito stesso. Quello che vanno a dimostrare i due ricercatori della Cornell University è che minori sono le competenze, maggiore è la sovrastima relativa delle stesse (nb: relativa).

L’aspetto interessante della ricerca, quindi, è l’associazione di due fenomeni già studiati: l’incompetenza e il considerarsi sopra la media (above-average effect).

Tralasciando le critiche metodologiche, epistemologiche e inferenziali legate a tali ricerche, l’effetto Dunning-Kruger resta un valido promemoria per non scordare i nostri angoli ciechi, ma anche ci offre qualche suggerimento per non esserne pienamente vittima.

Vediamo ora le fasi della ricerca:

  1. I ricercatori Dunning e Kruger nel loro esperimento coinvolgono degli studenti universitari in 4 prove in ambiti non direttamente riguardanti il loro percorso di studi (umorismo, grammatica e due prove di ragionamento logico). Almeno fino al 3° studio, a nessun partecipante verrà mostrato l’esito delle prime due prove.
  2. Al termine delle prime 3 prove, viene chiesto a ciascun studente come si valuta, rispetto ai suoi compagni, nell’ambito generale di cui tratta la prova e nel risultato della prova specifica (l’autovalutazione, quindi, è fatta alla cieca).
  3. Dai dati emerge che la grande maggioranza degli studenti si valuta sopra la media (per semplificare, se fosse stata una gara tra 10 persone, quasi tutti avrebbero sostenuto di essere arrivati attorno al 4° posto)
Dunning Kruger - Studio 1 - Umorismo

Kruger e Dunning, 1999 – Studio 1 – Umorismo

Dunning Kruger - Studio 2 - Logica

Kruger e Dunning, 1999 – Studio 2 – Logica

Dunning Kruger - Studio 3 - Grammatica

Kruger e Dunning, 1999 – Studio 3 – Grammatica

  1. Questi risultati, soprattutto i poli opposti, sorprendono gli autori: i peggiori nei test si stimavano nettamente più capaci rispetto ai risultati ottenuti e, gli studenti con migliori performance non si rendevano conto di quanto avessero primeggiato rispetto ai compagni.
  2. Da qui i due ricercatori iniziano una seconda fase di indagine solo per la 3^ prova: qualche settimana dopo il test di grammatica prendono i “peggiori” e i “migliori” (in tutto 36 studenti) e a ciascuno di loro mostrano 5 compiti svolti da altri rappresentativi dell’intero test. Chiedono loro di analizzarli, valutare le risposte corrette e poi confrontarli con il proprio compito (attenzione: i compiti sono intonsi, cioè non vi sono commenti, voti o correzioni da parte degli esaminatori).
  3. Gli studenti che avevano ottenuto i migliori risultati al test si rendono conto così di essersi sottovalutati e rivalutano i propri compiti tra i migliori dell’esperimento. Questo non avviene per gli studenti che avevano ottenuto i risultati più scarsi: anche confrontando il loro test con quello dei compagni, non si accorgono degli errori commessi e continuano a valutare la loro prestazione superiore alla media.
  4. Questo pare avvenire perché gli studenti con i risultati peggiori sono convinti di aver ragionato bene. Cioè hanno fiducia nel processo logico usato per rispondere alle domande del test e, applicandolo a tutti i restanti, ritengono di aver svolto correttamente il compito (nel 3° test si tratta di aver memorizzato delle errate regole grammaticali; nel 4° poi saranno errati algoritmi logici) (*ndr: questo 7° punto è una riflessione che non è però così chiara nella ricerca).
  5. Dunning e Kruger deducono che gli individui incompetenti mancano delle capacità metacognitive che consentono loro di notare i propri errori e, di conseguenza, giungono ad avere una visione sovrastimata delle loro prestazioni e capacità. Inoltre, intrappolati in questa illusione, non traggono vantaggio nel confronto con altre prove.
  6. Creano una 4^ prova: la prova del fuoco. Non bruciano nessuno ma, se per riconoscere la competenza ci vuole competenza, i ricercatori pensano che, aiutando gli studenti con peggiori risultati a essere maggiormente competenti, questi avrebbero sviluppato le abilità per accorgersi degli errori precedentemente compiuti. Eseguono un ulteriore test di logica chiedendo, come le precedenti volte, le autovalutazioni a ciascun studente ma, successivamente a questa parte, selezionano metà dell’intero gruppo e lo coinvolgono in qualche ora di formazione sul ragionamento logico.
Dunning Kruger - Studio 4bis - Logica dopo formazione

Dunning, 2011 – Dunning Kruger – Studio 4bis – Logica dopo formazione

  1. La cosa funziona: quando coloro che avevano avuto i risultati peggiori ricevono una formazione sull’argomento (esercizi di logica), riescono successivamente a sviluppare le competenze necessarie per ricalibrare le proprie valutazioni. In buona sostanza: insegnare alle persone, le aiuta ad acquisire le abilità per capire e correggere i propri errori.

Conclusioni utili: performance, insegnamento e ammirazione

Le ricerche di Dunning e Kruger dovrebbero a mio parere essere citate a supporto dell’insegnamento e della formazione, non per blaterare della stupidità del web.

L’effetto Dunning-Kruger ci fa riflettere su:

  • più siamo incompetenti su un compito, meno siamo in grado di giudicarlo: se ti stai addentrando in un settore per te nuovo, sarà probabile che le tue performance, benché non ti sembreranno così negative, saranno invece molto inferiori rispetto alla media;
  • questo effetto potrebbe essere interpretato come una buona predisposizione all’apprendimento, perché se all’inizio di una nuova attività tutti ci ritenessimo pessimi, perderemo la motivazione necessaria per continuare a imparare (altri studi, infatti, dimostrano che l’effetto ha una valenza culturale: la sovrastima di sé è utile all’apprendimento nella cultura nord americana, mentre, al contrario, in quella giapponese è più utile sottostimarsi per essere più motivati a imparare);
  • nella ricerca ai partecipanti non venivano mai mostrati i loro errori, né quali fossero state le risposte corrette. Invece, i programmi didattici o di formazione (come ogni buon insegnante sa) non prevedono solo le verifiche, ma anche la discussione con l’allievo degli errori commessi: l’approccio all’errore non deve quindi essere occasione per screditare se stessi o la persona, ma un’occasione per ricalibrare i processi cognitivi sottostanti all’esecuzione del compito;
  • più siamo competenti in un settore, meglio siamo in grado di autovalutarci quando ci confrontiamo con le prestazioni di altri in quel settore; quindi, quando pecchi di autostima, guarda i risultati dei tuoi colleghi in quel settore: per le ricerche di Dunning e Kruger dovresti velocemente capire che le tue performance sono le migliori. Se non ti sarà così evidente, molto probabilmente i tuoi risultati e le tue competenze non sono così eccelse come ritenevi;
  • più acquisiamo competenze e nozioni su un qualcosa, più acquisiamo strumenti anche per apprezzare le esecuzioni eccelse. Ammira i migliori, apprezza le prestazioni e i risultati altrui: se c’è una correlazione tra capacità di giudizio e capacità di esecuzione, migliorando le tue abilità di giudizio, avrai più informazioni per migliorare le tue performance. Lascia da parte l’invidia e appassionati alla meraviglia.

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