La nobile via: nella crescita personale qualcosa precede le tecniche

Dopo anni di corsi di formazione, di colloqui, di consulenze e di ricerche scrivo il mio primo libro sulla crescita personale.
La nobile via del miglioramento personale - libro

Il taglio è chiaro: cercare di migliorarsi (nel gestire le emozioni, nel rapporto con gli altri e nei tentativi di raggiungere i propri obiettivi di realizzazione personale o professionale), cercare di migliorarsi, dicevo, è un’arte nobile. Le tecniche e i ragionamenti vengono dopo. Prima c’è la consapevolezza che si debba intraprendere un percorso, appunto, personale e, mi pare ovvio, che le tecniche di suo non lo siano.

Il mio non è un libro “contro” le tecniche (figuriamoci: ne uso ogni giorno con i miei clienti) ma vuole mettere in moto nel lettore qualcosa che, per me, deve avvenire prima dell’acquisizione di una tecnica.

A che serve saper gestire il tempo se poi le tue azioni ti portano nella direzione “sbagliata”?

A che serve saper parlare in modo più sicuro ed efficace, se poi il contenuto del tuo discorso non è “veramente tuo”?

Prima delle tecniche (o quantomeno assieme alle tecniche) c’è da fare un lavoro di conoscenza di sé. Questa è l’idea della nobiltà: c’è qualcosa dentro di te che chiede di essere conosciuto per poi essere espresso al meglio grazie anche a tecniche e strumenti pratici.

E qui nascono i problemi.

Due problemi sulla “nobiltà”

Il primo problema è di natura pratica: quel qualcosa di nobile in te è celato, dunque come fare a scoprirlo?
Da psicologo della coscienza e da ipnotista so bene che alcune cose non sono di facile accesso. Vi sono alcune “tecniche” che mi permettono di portare alla coscienza di un mio cliente alcune risorse e competenze a lui prima nascoste, ma come aiutare un lettore a scoprire ciò che ancora non sa?

Nelle 8 tappe che propongo nel libro vi sono numerosi spunti per fare in modo che il lettore cambi prospettiva e veda la realtà e se stesso in modo differente. Credo, però, che gli aiuti più concreti che il libro offra siano quelli di tre capitoli (paura, rabbia e conflitto): l’idea è quella di usare le emozioni e le situazioni “spiacevoli” per capire un po’ meglio come “funzioniamo”.

Cioè invito ad usare i nostri automatismi (come sono le emozioni) per conoscere in modo più approfondito le ragioni per cui ci comportiamo in un certo modo e, quindi, evolvere (o meglio, “nobilitare”) il nostro modo di comportarci affinché siano rispettate le nostre ragioni profonde.

Un esempio banale

Se mi arrabbio con mio marito perché non mi ascolta, è inutile acquisire una tecnica di gestione della rabbia che me la faccia sbollire velocemente. Meglio agire affinché la situazione cambi. Ma sarebbe dannoso usare una tecnica di comunicazione persuasiva per ottenere che mio marito mi ascolti, in quanto io non voglio vivere la mia unica relazione amorosa dovendo manipolare il mio partner. Meglio, quindi, capire che se c’è una parte della mia rabbia indirizzata a “riproverare o lamentarmi” di mio marito, c’è un’altra rabbia, più nobile, indirizzata a migliorare la situazione. La mia rabbia, cioè, vorrebbe che in quel momento la situazione fosse diversa. Ecco, dunque, che la strada del mio miglioramento potrebbe andare verso quel desiderio: io potrei acquisire delle competenze diverse.
Forse di accettazione? Ma anche no, direi di non rassegnarsi subito (anche se con molti mariti, direte voi, non ci sono molte alternative che rassegnarsi 🙂 ).
Di persuasione? Certo che no.
Magari di affrontare la cosa con un dialogo a cuore aperto.
Oppure di focalizzarsi più sull’indirizzare il rapporto verso ciò che piacerebbe a me, piuttosto che stare lì a lamentarmi delle cose che non vanno.
Oppure, ancora, di capire che è meglio chiudere la storia.
Ognuno troverà la propria via. Il mio invito alla nobiltà non è un invito alla moralità.

L’invito alla nobiltà

L’invito è quello di arrivare al cuore della situazione. Di avere coraggio di sentire pienamente le nostre emozioni e i nostri pensieri. Di aver chiaro cosa a cui teniamo e cosa desideriamo. E assumersi la gentile e umile responsabilità di fare qualcosa verso quella direzione.

Non sapete quanta gente c’è a questo mondo incapace di desiderare!

Siamo così presi dal volere e dal pretendere, che ci accontentiamo del recriminare il poco, quando invece potremmo aprirci a desiderare l’immenso. Ecco che nobilitare la rabbia ci mette a contatto con questa possibilità. Poi sta a noi decidere se assumerci la responsabilità di far diventare un desiderio un obiettivo realistico e, analizzate le risorse, progettare una strategia per raggiungerlo.

Usare paure, rabbie e conflitti per conoscere i nostri lati ciechi è una strategia funzionale proprio perché tendiamo spesso a fuggire dalle sensazioni e situazioni spiacevoli, ma proprio nel nostro modo di affrontarle è nascosta la nostra più autentica possibilità di crescita personale.

Sia chiaro, è un artificio retorico, ma non trovo nulla di più efficace di usare, ad esempio, il nostro arrabbiarci per qualcosa per capire meglio cosa desideriamo dalla vita. O le nostre paure per capire cosa per noi è veramente importante. O i nostri conflitti per capire quale senso vorremo dare al nostro stare al mondo.

Dicevo: c’è anche un secondo problema

Non credo esista un vero sé.

E questo dipende dal mio approccio teorico alla psicologia.
So che sarebbe molto più romantico (e pure più semplice) dire che dentro di noi c’è un sé nobile che bisogna scoprire e tirare fuori. Che tale sé nobile è stato rinchiuso e ostacolato da una società brutta e cattiva (e da mamma e papà pure loro cattivi… cattivissimi).
Ma proprio non ci credo. Non dico che non sia vero, perché il mio approccio è pragmatico e, quindi, non si occupa della verità (cosa che lascio ai religiosi).
Io mi occupo di cambiamenti (salutari e funzionali) e nulla è più rischioso di credere di avere dentro di sé una potenzialità non sfruttata. Peggio se a causa altrui.
Ritengo che il “sé” sia meglio riferirlo alla situazione, cioè al contesto specifico che stiamo vivendo.
Le cose così si fanno molto più concrete: non si tratta di essere “nobili” (sempre e comunque) ma di compiere un gesto che sentiamo “nostro” giovedì 9 aprile alle 16:43 in piazza Mazzini parlando con Tommaso Alduino.
Questo ragionamento, apparentemente banale, è invece il risultato di un approccio molto sofisticato, che non offro al lettore. almeno non subito.
Anzi, accompagno il lettore (attraverso storielle, dialoghi e approfondimenti teorici) da una visione più solida e certa del mondo (riduzionista direbbe qualcuno) ad una visione più incerta, fluida e sociale delle cose. Non volendo asserire alcunché, l’ottavo e ultimo capitolo è lasciato appositamente senza riferimenti teorici espliciti (mi pareva contraddittorio definire con nomi e concetti qualcosa che sostiene di non poter essere definito).
Questo per dire che nel libro, volendo, si possono trovare spunti anche di filosofia ed epistemologia, ma il libro è un testo facile e divulgativo che promuove la conoscenza di sé attraverso l’azione o, come lo ha recensito mia zia, “il tuo libro è una spina nel c*lo”.

Perché l’ho scritto

L’ho scritto per molte ragioni personali e professionali. Una che condivido qui è quella di avere spunti, note, aggiunte e critiche da colleghi, studiosi e amanti dell’umano e della crescita personale.
Se sei tra questi: scrivimi in privato, il mio approccio è dialettico e il mio libro è come se fosse l’inizio di una conversazione. Ora è il tuo turno.

Come e dove acquistare

  • Libreria fisica: è più romantico. Però mi dicono che in molte librerie vi sono poche copie e, quindi, spesso dovranno ordinarlo. Ma un giro tra i libri fa sempre bene e, volendo, potete ordinarlo per telefono e poi recarvi in loco (ringrazio le Librerie Moderna e la Libreria Coop di San Donà di Piave per tenere ancora in bella vista il libro dopo un anno dall’uscita)
  • Dal mio editore: la consegna è sempre garantita (dite che vi mando io e vi trattano bene 😉 ) Dario Flaccovio Editore.
  • Amazon: ovviamente lì c’è. Anche nella versione ebook (scaricate gratuitamente l’estratto per capire se fa per voi). Vi sono anche alcune belle recensioni di chi ha già letto il libro, le trovo molto utili e vi sarei grato se ne lasciaste una anche voi.
  • Oppure altre piattaforme: Macrolibrarsi; ibs; libreria universitaria; librerie coop (anche nel formato epub); …

Le presentazioni

Abbiamo presentato il libro in più luoghi (dalle Feltrinelli di Mestre, Padova e Treviso, fino all’Open di Milano) per chi volesse può riguardarsi qui alcuni dialoghi anche con due colleghi: il dott. Manuel Mauri e il dott. Gennaro Romagnoli.