Bidogia - Loriedo intervista ipnosi e pragmatismo

Ipnosi e pragmatismo

Il mio approccio all’ipnosi ericksoniana

L’ipnosi ericksoniana ha modificato il mio modo di fare il terapeuta. L’incontro con i membri della Società di Ipnosi e con il prof. Camillo Loriedo, in particolare, mi ha reso chiara la modalità con cui un ipnoterapeuta vive e conduce la relazione clinica.
Si tratta di una relazione intensa e autentica dove le tecniche sono fondamentali solo per dare sostanza all’intenzione di aiutare l’altro nel modo più rispettoso ed efficace possibile.

Perdonerete il tono un po’ autocelebrativo, ma dopo un’estate di interviste ora tocca a me dire la mia.

Oggi traccio un veloce sunto del mio modo di studiare e applicare l’ipnosi (per chi volesse un approfondimento più tecnico, può scaricare qui sotto il pdf del mio ultimo articolo per la rivista Scienze dell’Interazione: “Coscienza e tattiche non ordinarie: definizioni utili alle psicoterapie interazioniste” che ho portato all’ultimo Congresso Nazionale di ipnosi).

Le interviste “ipnotiche”

Quest’estate ho video-intervistato venti tra i maggiori esponenti della Società Italiana di Ipnosi (trovi tutti i video qui). È stata una grande occasione per parlare di temi a me molto cari e, soprattutto, ascoltare specifici approfondimenti rispetto allo studio dell’ipnosi e alle sue diverse applicazioni (dalle famiglie allo sport, dal dolore ai bambini, dai videogiochi alle neuroscienze).

Al termine delle interviste, il prof. Camillo Loriedo (presidente della SII e past president dell’International Society of Hypnosis) ha voluto che fossi io l’intervistato e lui l’intervistatore. È stato un gran regalo e un grande insegnamento: le ipnosi più efficaci sono quelle in cui il terapeuta si fa piccolo per far crescere le risorse del proprio interlocutore.

Nell’intervista, che vedete qui sopra, parlo del mio percorso di avvicinamento all’ipnosi (per chi non lo sapesse si tratta di 5 anni di psicologia, 4 di psicoterapia e 1 di master specialistico). Un avvicinamento ragionato (esercitavo già da sette anni ed ero già docente presso la Scuola di specializzazione in Psicoterapia Interazionista di Padova), ma che immaginavo mi migliorasse solo tecnicamente e non influenzasse così tanto il mio modo di stare in terapia.

Inizialmente, infatti, pensavo che l’ipnosi mi aiutasse principalmente a migliorare le tecniche linguistiche che avevo imparato dalla psicoterapia strategica e dalla terapia centrata sulla soluzione. Invece, l’ipnosi è stata un ritorno alle emozioni e allo psicodramma. Un ritorno in cui ho potuto ben integrare gli studi epistemologici del prof. Alessandro Salvini, che per primo mi ha indicato la via della psicologia della coscienza all’interno di un modello teorico di riferimento.

L’ipnosi ha infatti numerose dimensioni, ognuna oggetto di avvincenti aree di ricerca. Ne faccio un veloce elenco che potrà forse servire per togliere l’aura mistica a quella che rimane una sofisticata interazione di cura.

L’uso sapiente della parola

In ipnosi ogni parola conta: i termini usati non finiscono il loro uso nel significato che comunemente gli viene attribuito. L’ipnotista sceglie con cura le parole giuste e le ordina nel giusto modo per generare particolari effetti nella mente del proprio interlocutore.

Il dialogo è sempre su più livelli: l’attenzione del terapeuta è nel cogliere le parole chiave pronunciate dal paziente, per poi inserirle all’interno di una trama con funzioni più utili. Ogni figura retorica viene usata per evocare emozioni, sentimenti, azioni e costruire così il territorio per una trance utile a risolvere un problema difficilmente gestibile nello stato di coscienza ordinario.

Il linguaggio non verbale

Postura, gestualità, posizione nello spazio e non solo. L’ipnotista si accorge delle modalità in cui il cliente parla e agisce fin dalla prima telefonata e dal primo ingresso nello studio: la camminata, la direzione dello sguardo, l’inflessione della voce, cosa cattura la sua attenzione… Tutto diventa in un qualche modo significativo per essere usato a beneficio della persona.

Anche tutta la parte non verbale e paraverbale dell’ipnotista viene curata, ma se un tempo questa meticolosità era dedicata ad aumentare il mistero e l’autorità dell’ipnotista, ora invece l’attenzione è “a togliere”: si è scoperto che è molto più utile e funzionale a entrambi (paziente e terapeuta) prediligere un rapporto umano autentico e libero da impicci autoreferenziali, che possono allietare qualche insicurezza o necessità di conferma del terapeuta, ma che generano rapporti di dipendenza e di difficile svincolo (oltre a dimostrarsi inefficaci nel lungo periodo).

Allenamento mentale

L’ipnosi spesso è il condensato di una “classica” psicoterapia e necessita che le abilità dello psicoterapeuta siano anch’esse acuite.

Dal mio punto di vista, l’ipnoterapeuta dovrebbe sviluppare l’abilità osservativa di Sherlock Holmes, la cura della parola di un poeta e la capacità scenica di un attore teatrale. Dovrebbe mescolare il tutto con estrema naturalezza e impastarlo con il desiderio di rendere il cliente il protagonista della terapia e della propria vita.

Tutto questo è ovviamente irraggiungibile, ma è avvicinabile consolidando un’ampia consapevolezza emotiva e relazionale che faccia il conto anche con i propri limiti ed errori.

È una grande sfida di sapienza, eleganza e umiltà. Una grande sfida prima di tutto con se stessi. Una grande sfida che si ripete a ogni incontro e che necessita di strumenti tecnici e teorici importanti.

Approccio teorico

Sebbene l’ipnosi sia la pratica psicoterapeutica più antica della storia umana (la parola stessa “psicoterapia” nasce prima come aggettivo alla parola ipnosi), attualmente non ha ancora sviluppato un’epistemologia scientifica di riferimento completamente sua. L’approccio naturalistico (quello di Milton Erickson) viene tirato un po’ dalla giacchetta da molti modelli teorici, ma necessita di un impianto teorico più sofisticato per organizzare le tecniche e indirizzarle verso un sistema di costrutti rigorosi come richiede oggi la società scientifica.

Molti contributi importanti in tal senso si trovano nella rivista Italiana di Ipnosi e in qualche prezioso capitolo nel libro curato da Renzo Balugani e Claudio Mammini “La terapia naturalistica di Milton Erickson. L’uso dell’ipnosi nel rispetto del soggetto, dei suoi contesti e dei suoi modelli di relazione“.

Essendo il mio un approccio interazionista, condivido in modo particolare il pragmatismo di Erickson e cerco da anni di trovare sempre più riferimenti utili alle psicoterapie strategiche e costruttiviste: essere pragmatici non significa essere pratici, ma essere consapevoli degli effetti concreti delle proprie teorie di riferimento.

Nell’articolo, citato anche sopra, approfondisco proprio questi aspetti (lo trovate qui).

Coscienza, filosofia della mente e neuroscienze

L’ipnosi è una modalità per modificare lo stato di coscienza, parola quest’ultima che trova un nuovo interesse scientifico soprattutto nell’ultimo ventennio in cui le neuroimmagini, la robotica e l’informatica hanno fatto notevoli passi avanti.

Riuscire a creare un’intelligenza artificiale, visionare i dettagli dell’attività neuronale o costruire nuove macchine automatizzate pone gli scienziati di fronte ai grandi dubbi esistenziali che attraversano da secoli la filosofia umana.

Ognuno con una competenza diversa, filosofi e scienziati cercano di venire a capo degli affascinanti dilemmi per migliorare la vita all’essere umano.

In questa grande sfida la psicologia ha molteplici compiti:

  • fornire teorie rigorose che possano essere ben correlate con gli aspetti neurologici, informatici, robotici e sociali;
  • intercettare le esigenze delle persone;
  • tracciare e tutelare l’evoluzione della coscienza umana nell’interazioni con gli artefatti umani;
  • fornire teorie efficaci per il miglioramento continuo delle pratiche psicoterapeutiche e raccogliere le riflessioni che i clinici restituiscono.

Una grande sfida a cui l’ipnosi sta dando il proprio contributo sia in termini di ricerca che dal punto di vista di applicazione clinica.

Da studioso delle interazioni, provo una sorta di sollievo a poter accedere a tutte le dimensioni citate (assieme anche a quelle antropologiche, mistiche e sentimentali) partendo dalla sola parola ipnosi: una tra le pratiche più antiche e profonde della storia umana.

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