Morelli Murgia Lite

Scontro Morelli – Murgia: analisi della comunicazione

Come far arrabbiare il tuo interlocutore (o come non cedere alle provocazioni)

Il diverbio tra l’autrice Michela Murgia e lo psichiatra Raffaele Morelli ha generato molto scalpore nell’ambito psicologico per ciò che riguarda i contenuti toccati. Qui, invece, non scriverò né di Jung né di parità di genere: mi preme analizzare le abilità retoriche e comunicative usate dalla Murgia per far andare su tutte le furie Morelli che, paradossalmente, stava presentando il suo libro “Pronto soccorso per le emozioni. Le parole da dirsi nei momenti difficili” (!!!).
L’analisi della comunicazione sarà utile per capire come poco serva sapere di tecniche o di emozioni, se non si ha consapevolezza del contesto e di se stessi. Lo dico subito: capita a tutti di arrabbiarsi e perdere le staffe, ma Morelli è uno psichiatra che sta in TV da almeno 20 anni e per farlo cadere in trappola – assieme al suo ultimo libro proprio sulle emozioni – ci volevano stratagemmi comunicativi sofisticati. La Murgia c’è riuscita in un modo apparentemente semplice, usando principalmente 6 tecniche che illustreremo sotto.
Per capirlo meglio analizzeremo

  1. I personaggi: Raffaele Morelli e Michela Murgia
  2. Lo scenario: la polemica sui social precedente
  3. Il contenitore: la costruzione dell’intervista radiofonica
  4. La scena: l’interazione tra i due

* Qui sotto il video di uno stralcio dell’analisi dello scontro Morelli – Murgia  durante il corso che ho condotto domenica 28 giugno: c’è il video dell’intervista accompagnato dai commenti miei e degli iscritti.

Quello che vedi è tutto ciò che c’è (Kahnemann: WYSIATI)

Prima di evidenziare le tecniche dobbiamo analizzare il contesto: ogni comunicazione retorica perde di senso senza i riferimenti, le storie, i retroscena e gli impliciti. Il contesto è fondamentale per la gestione della parte emotiva dell’interazione (es: hai presente le frecciatine tra suocera e nuora? Oppure quell’amico che ci punzecchia in pubblico alludendo a qualcosa che conosciamo solo noi?).
Darò qualche breve indicazione per capire meglio chi sono i protagonisti, pur sapendo che ciò influenzerà il lettore.
Come gli studi del premio Nobel Daniel Kahneman raccontano, la nostra mente è portata a trarre conclusioni affrettate in base alle informazioni che ha, senza cercare approfondimenti o prove ulteriori. Funzioniamo a risparmio energetico, insomma. E ci accontentiamo di ciò che già sappiamo.
La regola del What You See Is All There Is (WYSIATI “Quello che vedi è l’unica cosa che c’è”) si riferisce proprio a questo: per coerenza e fluidità cognitiva siamo portati ad accettare velocemente come vere cose e fatti senza troppo indagare. Cadiamo in quelli che possono essere definiti bias dell’eccessiva sicurezza e degli effetti di formulazione o di framing: non consideriamo che basterebbe cambiare semplicemente l’ordine delle informazioni ricevute per mutare opinione sulle stesse.
Così vale anche per lo scontro Morelli – Murgia.

Raffaele Morelli

Raffaele Morelli

È uno psichiatra di orientamento junghiano. Morelli nella disputa cita la psicoanalisi e il linguaggio di Jung nel riferirsi al “femminile” e ciò gli è costato l’ira di molti psicologi che non condividono affatto la sua interpretazione delle teorie analitiche. Come detto, qui ci interessa poco. Il dott. Morelli è direttore di una delle riviste di psicologia e benessere più lette in Italia, è autore di decine di libri divulgativi, è presente in televisione in modo assiduo da almeno 20 anni e da quasi altrettanti viene intervistato a Radio RTL 102.5 settimanalmente. Tutto ciò dovrebbe renderlo un esperto di comunicazione, soprattutto, del tipo generalista. Ma Morelli è conosciuto anche per scaldarsi facilmente, cosa che spesso giustifica come autenticità. Difficile continuare a farlo dopo le ultime frasi urlate alla Murgia poco prima di sbatterle giù il telefono.

Ma giochiamo con un identikit del prof. Raffaele Morelli

  • Posizionamento: psicologia del profondo
  • Valore difeso: ascolto delle proprie risorse interne, dalla cui carenza emergerebbe il disagio psichico
  • Stile: calmo, didattico, riferimenti al simbolismo antico; pronto all’ira e alla superbia se messo in discussione
  • Contesto comunicativo preferito: ospite in tv, libri
  • Immagine: lupetto, giacca e occhiali da vista con montatura azzurra appoggiati sul naso o in mano

Michela Murgia

Michela Murgia

È autrice, scrittrice e conduttrice. Vincitrice di diversi premi, è conosciuta al grande pubblico anche per le sue lotte contro: il maschilismo, la decadenza del linguaggio nei social, gli imprenditori che non tutelano i diritti dei lavoratori e gli autori di libri di successo (per lei) non meritevoli.
Quasi tutti i suoi format divulgativi (radio, tv, social e web) sono legati a una certa forma di protesta diretta e sagace, dove la Murgia usa cultura e irriverenza nei confronti di chi giudica prevaricante. Giochiamo anche con l’identikit di Michela Murgia:

  • Posizionamento: critica al sessismo e al maschilismo
  • Valore difeso: una giustizia sociale e politica che impedisca la prevaricazione delle donne e che le aiuti a farsi valere, esprimendo liberamente le proprie idee, ambizioni e modalità di essere
  • Stile: sorridente, ficcante e provocatorio. Socievole e amabile, diventa velocemente sfrontata e pungente all’occorrenza. Sono famose le sue “stroncature” di libri e altri autori (da Fabio Volo a Battiato). Alterna una profondità terrena e amante delle radici culturali popolari (dalla Sardegna al cucinare)
  • Contesto comunicativo preferito: nasce da un blog e si muove benissimo nel web. La sua comunicazione è pressoché simile in tutti i contesti, perché preferisce esporsi in uno spazio suo (dai social alla tv) in cui possa decidere la forma e la struttura delle interazioni
  • Immagine: abiti morbidi, sguardo dritto, capelli sciolti neri e sorriso.

Lo scenario

Siamo alle prese con due intellettuali esperti dei contesti divulgativi. Morelli rappresenta lo stereotipo dello psicoanalista e la Murgia della scrittrice femminista. Ovviamente i due hanno posizioni opposte sul contenuto della discussione (Morelli più tradizionale, la Murgia più post moderna) ma ci interessa come la comunicazione della Murgia sia decisamente più contemporanea, più “social” o 2.0. Inoltre, a differenza di Morelli, la Murgia padroneggia bene la regia della comunicazione ed è su questa che dobbiamo concentrare l’attenzione.

Vediamo gli antefatti: il prima dello scontro Morelli – Murgia

Mercoledì 24 giugno 2020, durante la sua consueta diretta a radio RTL 102.5 Raffaele Morelli, commenta questa frase della scrittrice Francois Sagan:

“Un vestito non ha senso a meno che ispiri gli uomini a volertelo togliere di dosso”.

Sono i due conduttori a chiedere il parere dello psichiatra sull’aforisma condiviso il giorno prima che ha scatenato un vespaio nei social. Morelli, senza esitare, concorda con la scrittrice francese e continua affermando che “il femminile è prima di tutto il luogo che suscita desiderio”. Questo rende felici i conduttori, ma aumenta la polemica sui social.
Poche ore dopo Morelli viene chiamato da Radio Capital nella trasmissione condotta da Michela Murgia e Edoardo Buffoni da poco diventato il direttore giornalistico della stessa radio (ndr).

Il contenitore

Sgombriamo subito alcune ciniche teorie che potrebbero distrarci:

  1. Radio Capital vuole cavalcare una protesta contro RTL 102.5 (prima radio per ascolti in Italia da 10 anni) e si inserisce in scia agli hater per trarne dei vantaggi.
  2. La Murgia e Morelli sono d’accordo fin dall’inizio (per questa ipotesi devo ringraziare Rosanna, una delle partecipanti al corso di comunicazione di sabato 27 che vedete nel video).

Per quanto queste teorie possano anche essere verosimili nel contesto dello showbusiness (la polemica farebbe salire lo share di entrambe le emittenti radiofoniche e vendere i libri di Morelli), non mi interessano. Anzi, meglio concentrarsi sulle tecniche retoriche per non perdere gli scopi formativi (i complottisti sono abilissimi a giudicare, meno a creare qualcosa).
Così scelgo di prendere per vere le dichiarazioni di qualche giorno fa di Morelli in cui sostiene che non conoscesse né Michela Murgia, né il programma di Radio Capital, ma che fosse stato chiamato al volo per presentare il proprio libro.
Da come appare evidente durante l’intervista, i due conduttori Murgia e Buffoni, invece, sapevano benissimo chi fosse Morelli: ne conoscevano stile e modalità, e hanno volutamente architettato un’intervista per porlo in difficoltà.

Stratagemma n°1: conosci il tuo nemico e prepara il terreno su cui si svolgerà la battaglia.

Se sei un personaggio pubblico coinvolto in una polemica sui social, devi anticipare che verrai intervistato sull’argomento della polemica e, devi prepararti non solo sulle risposte, ma sul contesto e sugli intervistatori. Aver già organizzato l’intervista, dettando tempi, ritmi, punti di svolta e tono da assumere, pone in una posizione nettamente superiore Michela Murgia.

NB: come chiaramente detto nel corso (vedi il video) qui non si vuole far passare la Murgia per una subdola provocatrice. Il concetto, invece, è che la scrittrice abbia voluto vendicare un’ingiustizia compiuta, a suo parere, dallo psichiatra. E così dovresti imparare tu qualora qualcuno offendesse i tuoi valori (*meglio se con i consigli di fine articolo).

I due intervistatori, Murgia e Buffoni, tessono una rete perfetta:

  • Fanno chiamare Morelli per intervistarlo sul suo nuovo libro per Mondadori,
  • lo lasciano in attesa ad ascoltare “Siamo donne” di Sabrina Salerno, che già riassume una perfetta provocazione
  • Lo accolgono in onda con la Murgia completamente in silenzio che lascia Buffoni condurre l’intervista per diversi minuti sul libro e sulle teorie riguardo emozioni e sviluppo dell’autonomia. In questo modo, Morelli, dapprima forse un po’ teso, si rilassa, si dimentica del rischio-polemica, ma rimane piacevolmente in conversazione su uno dei suoi temi abituali in cui può sfoggiare teorie psicologiche in libertà.

La scena e le tecniche

Mentre Morelli sguazza pacifico nel suo discorso con Buffoni che lo ascolta partecipe e interessato, la Murgia, che finora non aveva ancora pronunciato parola o emesso suono, interviene bruscamente con “Sì, questa è una posizione molto interessante, piuttosto in queste ore si sta molto discutendo su un’altra frase che lei ha detto…”.
Per Morelli è una secchiata gelata, a cui risponde subito pungolando e mantenendo la calma: “bisogna capire il contesto”. Ma la sua è una frase-fatta che già lascia trapelare nervosismo.
Ed è esattamente quello che Michela Murgia si aspetta, infatti, la scrittrice continua con tono secco e deciso, leggendo ancora più testo del discorso di Morelli. Come a dire, “volevi il contesto, eccolo!” Però sceglie lei quanto ampliare il raggio e quanto testo citare. La Murgia, infatti, non fa riferimenti alla frase di Francois Sagan (scrittrice francese provocante e provocatoria che ha illuminato la società francese del ‘900). La scelta dell’intervistatrice è quella di limitare il raggio d’azione dello psichiatra inchiodandolo alle proprie opinioni, andando subito a smontare una prima difesa: il contesto in cui è inserita quella frase.

Ora che la Murgia ha riportato più frasi di Morelli, per l’ascoltatore il contesto è definito, spetterebbe a Morelli allargarlo nuovamente, ma la Murgia chiude il proprio turno con una mossa tanto celere quanto efficace

Stratagemma n°2 “Ti indico una via perché tu non la segua”

Cioè, sempre con tono incalzante e veloce (in modo da farsi percepire “nemica”) invita Morelli ad approfondire le argomentazioni del contesto da cui si è estrapolata la frase. L’intervistatrice, infatti, chiede “è sufficiente come contesto questo?”, come a dire “Se vuole aggiungere, aggiunga pure”, ma, paradossalmente tale manovra ha l’effetto opposto nell’interlocutore che, seppur troverebbe vantaggio ad approfondire l’argomento, lo evita perché teme ulteriori trappole o per moto d’orgoglio.
Lo psichiatra, in aggiunta, quando è colto di sprovvista e non è solito argomentare le proprie posizioni, ma difenderle tramite la propria autorità.
Infatti, mentre la Murgia legge le frasi contestate a Morelli, la risposta retorica di quest’ultimo è sottolineare la loro correttezza, ripetendo “certamente! È vero!” come a dire “Non me ne vergogno, lo sostengo ancora. Se appare strano è solo perché per te è troppo difficile da capire, ma ora te lo spiegherò”. Colto di sorpresa, Morelli cade in una difesa egoica in cui affiorano le sue abitudini. Ed è su proprio su queste che contava la Murgia.

Stratagemma n°3: shock o “partire dopo per arrivare prima”. Quando vuoi prendere alla sprovvista un tuo interlocutore, portalo prima in una situazione per lui di calma e sicurezza, e poi intervieni nettamente sul punto debole.

Stratagemma n°4: preparati già alla prima difesa del tuo avversario, lascia che la compia e poi usala a suo svantaggio.

La Murgia, che continua a scambiarsi occhiate d’intesa con Buffoni, lascia per un po’ parlare Morelli, che cerca di tenere il tono calmo e riprendere il suo classico ruolo didattico. Ma l’intervistatrice lo interrompe più volte costringendo lo psichiatra ad aprire parentesi, rispiegare concetti e complessificare il proprio eloquio.

Stratagemma n°5: interrompere e intorbidire l’acqua per far venire a galla i pesci.
Le continue interruzioni generano rabbia nell’interlocutore e confusione (anche nel pubblico), in tale situazione emotiva è più facile che egli si sbilanci ed esasperi la sua argomentazione o il suo tono.

Lo sforzo cognitivo è doppio: chi viene interrotto deve, non solo riprendere il filo del discorso, ma ampliarlo e spiegare più concetti.
Lo sforzo emotivo è maggiormente impegnativo: la persona capisce che la stanno incastrando, si sente arrabbiata ma non può dimostrarlo perché perderebbe la disputa dialettica.

La Murgia conduce la conversazione a crescere per poi attaccare. Le continue interruzioni fanno vacillare Morelli e la Murgia affonda con numerosi impliciti screditando il pensiero dello psichiatra facendolo apparire confuso ed errato. Esemplare è il momento in cui la scrittrice finge di sintetizzare il pensiero dello psichiatra sul femminile come radice con la domanda “nel senso che la donna germoglia dal femminile o è il femminile che germoglia dalla donna?” che in realtà rende ancora più difficile da comprendere ciò che prova a spiegare Morelli.
Questa tecnica richiama il seguente stratagemma

Stratagemma n° 6: “Circolare contro lineare e lineare contro circolare”, se il tuo avversario propone un’argomentazione complessa, tu rendila ancor più complessa attraverso domande o sintesi pompose ma mai corrette. Mantieni un atteggiamento che esprima un’insistente curiosità, ma difficoltà nella comprensione. Più ci sarà contrasto tra la tua richiesta di maggiori informazioni e la tua espressione corrugata, maggiore sarà la rabbia nel tuo interlocutore: tutti vogliamo essere capiti.

All’ennesima provocazione e interruzione di Michela Murgia, Raffaele Morelli sbotta “Ma tu sei qui per farmi domande cretine o…”. Tutto come previsto. Michela Murgia è pienamente padrona della situazione, il suo avversario comincia a offenderla: era il suo obiettivo.
Infatti l’intervistatrice non fa l’offesa, non alza i toni, ma pungola l’interlocutore sulle regole di buon comportamento “Le sto dando del lei, mi dia del lei”, che è un po’ come dire “Ti vedo arrabbiato, ma non capisco perché: siamo qui per dialogare”, quando è evidente che tutto ciò che si è fatto finora lo si è fatto per generare ira. È un’altra provocazione (un po’ a ricalcare quella che molte donne si sentono attribuire quando si dice loro “Stai calma” dopo averle trattate come sguattere per settimane).

Interviene Buffoni, interpretando il ruolo del paciere che vuole dare spazio allo psichiatra di argomentazione. Invece è evidente dalle sue mimiche che l’altro conduttore è anch’egli architetto compiaciuto della trappola organizzata.

Morelli è completamente preda della sua ira. Il suo eloquio è concitato e, anche se per alcuni secondi riesce quasi a completare un pensiero, la Murgia coglie l’avverbio “sempre” e fa il verso al professore riportandoglielo subito “una donna deve portare con sé SEMPRE la femminilità” e interrompendolo un’altra volta.
“Zitta! Zitta!” Sbotta Morelli, con un’espressione prevaricatoria, aggressiva e maleducata. La tesi della Murgia dell’uomo maschio prevaricante diventa realtà evidente a tutti.
Lei sorride, lui aggiunge “sennò me ne vado”, allora lei ribatte “se ne vada” e lui sbatte giù il telefono.

Cose da non imitare se vuoi vincere provocando

Il contesto di questo caso di studio è una trasmissione radiofonica di cui la conduttrice è famosa (quindi posizionata come immagine) per le sue provocazioni e stroncature.
A Michela Murgia e a Edoardo Buffoni non interessa nulla di passare per provocatori, anzi, ci hanno costruito una professione sopra. Ma in un contesto normale, questa conversazione mostrerebbe il fianco a due grossi errori:

  1. Lo svelamento: Buffoni, pur sapendo di essere ripreso anche in video, fa nettamente capire quale sia lo scopo dell’intervista. Le sue mimiche rischiano di far percepire i due come subdoli e meschini.
    Non importa quali siano le tue ragioni, se devi dimostrare che tu sei il buono e l’altro è il cattivo, non palesare la tua strategia, non godere delle difficoltà altrui e non accanirti sull’avversario: si potrebbe tutto girare contro di te.
  2. La mancanza di rivendicazione: se metti alle corde qualcuno e fai giustizia lì dove hai percepito un torto, quindi se ti rendi conto che è avvenuto uno svelamento delle tue intenzioni (vedi punto 1), devi palesarle ancor di più al termine della disputa. La Murgia avrebbe ricevuto molte meno critiche e avrebbe fatto più onore ai propri valori, se avesse chiuso all’uscita di Morelli con “Vedete signore e ragazze? Quando un uomo vi tratta come oggetti e vi intima di stare zitta, c’è sempre un modo per farlo apparire per quello che è e rimetterlo al proprio posto. Solo imparando anche noi a far sentire la nostra voce potremmo togliere questi maschi e costruire un nuovo mondo con i veri uomini che ci rispettano”.

Cosa potresti fare se ti trovassi in una situazione come Morelli (con il senno di poi)

  1. Tutto parte dalla consapevolezza emotiva: allenati ad accorgerti quando ti emozioni. Credo che una persona esperta come il professor Morelli abbia tutte le abilità retoriche necessarie per condurre un dialogo efficace anche se provocato. In questo caso il suo errore più grande è stato quello di non cogliere i segnali da parte del suo corpo che stava perdendo le staffe.
  2. Smettila di parlare del contenuto, parla del contenitore: non continuare a cercare di spiegarti, ma soffermati sulle modalità di comunicazione dell’altro. Fallo in tono sereno, come se il messaggio implicito fosse “Sono sicuro che tu voglia conoscere veramente il mio pensiero, ma se non è così dimmelo pure”. Se Morelli avesse pronunciato una frase del tipo “Mi scusi dottoressa, ma perché mi interrompe? Se ha già una sua opinione, me la dica pure che io l’ascolto volentieri”, avrebbe generato, ad esempio, un’inversione dei ruoli
  3. Cambia interlocutore: se sono in due a recitare il poliziotto buono e quello cattivo, quando sei sotto il fuoco del cattivo, rivolgiti al buono con una richiesta di aiuto “Mi scusi dott. Buffoni, con la dottoressa Murgia non riusciamo proprio a dialogare, ci può aiutare lei?”
  4. Usa ironia e umorismo, sia per uscire dall’angolo, ma anche per sfogare un po’ di adrenalina con un eloquio energico ma non aggressivo
  5. Punta sui tuoi valori. “Dottoressa Murgia, sa che questo mi fa infervorare? Mi perdoni i toni, ma sono 40 anni che io aiuto le donne a esprimersi al meglio, a uscire da relazioni pericolose e a credere di più nelle loro potenzialità. Capisce bene che passare da meschino e da maschilista mi ferisce nel profondo, non solo come psichiatra, ma come persona che ha dedicato la sua vita all’aiuto dell’altro.”
  6. Uccidi il serpente con il suo stesso veleno. “Ha ragione lei. È riuscita a dimostrare la sua tesi. Sono un orco. Tratto le donne come oggetti e le ritengo inferiori agli uomini. Se è questo che vuole sentirsi dire, eccola accontentata, ora però le chiedo pietà: non reggo più queste insinuazioni. Magari lei ha ragione, però avrei preferito che l’avesse ottenuta in un modo diverso”.

P.S.: per gli iscritti al gruppo Facebook

Questa analisi ci serve per continuare il lavoro di sabato 27 e domenica 28 giugno. Se avete altre situazioni che riguardano i vostri contesti privati o lavorativi, pubblicatele sul gruppo. Faremo assieme una “consulenza” come già avvenuto per Rosanna.
Per chi volesse partecipare al gruppo privato, in cui parliamo di valori, consapevolezza di sé, rapporti, conflitti e comunicazione, mi contatti via email info@studiobidogia.it o tramite il modulo contatti (* il costo per luglio, agosto e settembre è di 75€).

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