talento e psicologiaIl talento

Il talento è un tema tanto discusso anche ai giorni nostri in diversi contesti: genitori che lo colgono nei propri figli; insegnanti che vorrebbero averne uno nella propria classe; allenatori che lo vedono come un aspetto saliente per poter allenare veri e propri campioni… E magari è successo anche a noi di sperare (o credere) di essere talentuosi in qualcosa.

Ma quando parliamo di talento, cosa intendiamo?

La parola ‘talento’ ha una lunga storia e il suo significato si è modificato nel tempo. Oggi viene utilizzato dai più nell’accezione di ‘predisposizione innata’: una sorta di dono, un’abilità di cui sei in possesso e che ti faciliterà la vita in molti modi. Se ci pensiamo poi, giornalisti, mass media, speaker e non solo interpretano le grandi prestazioni come frutto di un talento, spesso considerato innato.

E se il talento non ce l’abbiamo?
Ecco, non vuol dire che siamo dei perdenti. Tutt’altro.
Infatti una delle criticità legate all’idea del talento è proprio quella di oscurare l’importanza di altri elementi nel determinare la riuscita di un nostro obiettivo o progetto. Nel raggiungimento di una ottima performance (sportiva, mentale, scolastica, professionale che sia) un peso rilevante lo possiamo attribuire alla perseveranza e al nostro impegno rispetto all’attività in cui vogliamo ottenere il nostro massimo.

Pensarsi talentuosi può divenire un problema?

Ritenere che siano le nostre predisposizioni innate a renderci bravi e/o competenti in qualcosa rischia di condurci a comportamenti di rassegnazione o di maggiore passività. In fondo, se ‘non sono portato per la matematica’ o ‘non ho il fisico per fare la ballerina‘, perché insistere? O peggio ancora, perché provarci?
Con questi pensieri, che certo magari non ci rendono felici e sereni, riusciamo comunque ad ottenere alcuni vantaggi (chiamati secondari):

  • Evitiamo la responsabilità di impegnarci e dare il massimo, perché ci diamo perdenti già in partenza;
  • Evitiamo la fatica del cambiamento e del migliorarsi.

Insomma, credere nel talento rischia di diventare un alibi e può divenire rischioso come modalità di pensiero anche quando lo pensiamo rivolto agli altri.
Diversi studi di Psicologia Sociale hanno dimostrato il potente Effetto Rosenthal per il quale se gli insegnanti credono che un bambino sia più (o, purtroppo, meno) dotato, lo tratteranno in modo congruente alle proprie idee, pur senza rendersene conto, e questo può aumentare le probabilità che il bambino diventi proprio come l’adulto lo aveva immaginato. Una vera e propria profezia che si autoavvera.

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Quindi dobbiamo smettere di pensare e parlare di talento?

Non proprio. Le predisposizioni che possiamo avere sono preziose e il solo impegno per raggiungere certe eccellenze non è sufficiente.
Quello che possiamo però condividere è che la predisposizione e il ‘talento’ da soli non bastano. Possiamo piuttosto considerarli un importante prerequisito. Le grandi prestazioni musicali, sportive, professionali sono anche (e soprattutto) il frutto di esercizio e preparazione. Oltre che di una efficace organizzazione.
Pensate che gli stessi autori delle grandi prestazioni non raccontano le proprie avventure come frutto del loro talento, bensì del loro impegno e della loro dedizione all’allenamento (per esempio: Ericsson et al., 1993; 2016; Valsesia & Schiavon, 2014).

Autore: Dott.ssa Francesca Dellai

Bibliografia

Binazzi, S. (2014). Psicologia dello sport. Una visione strategica. Bradipolibri.

Ericsson, K. A., Krampe, R. Th. & Tesch-Römer, C. (1993). The Role of Deliberate Practice in the Acquisition of Expert Performance. Psychological Review, Vol. 100, N. 3, pp. 363-406.

Ericsson, A. & Pool, R. (2016). Peak: Secrets from the New science of Expertise. Houghton Mifflin Harcourt.

Nuwer, R. (2016). La stoffa giusta. Mente & cervello, Le Scienze, n. 140, anno XIV.

Rampin, M. (2011). Lo sport dal collo in su. Sbloccare meccanismi mentali inceppati. Linee guida per atleti, allenatori, dirigenti e genitori. Scuola di Palo Alto.

Valsesia, N. & Schiavon, A. (2014). La fatica non esiste. Mondadori.

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