mito del miglioramento personale

Credi in te stesso, ma non crederci troppo

Ho appena finito di sfogliare un libretto che potrebbe essere tradotto in “Psicochiacchiere” o “Psicosciocchezze”. Si tratta di un testo (“Psychobabble: Exploding the Myths of the Self-Help Generation”) dello psicologo inglese Stephen Briers che smonta a colpi di ricerche scientifiche il mito alla base di tutte quelle teorie e pratiche del business del self help (hai presente quelle valanghe di libri sull’autostima o tutte quelle pubblicità e video su facebook del tipo “credi in te stesso e raggiungerai ogni obiettivo”?).
Il collega inglese Briers, non si limita a dimostrare (se ce ne fosse ancora bisogno) che la PNL non programma un bel nulla, ma, pone l’accento su come questa grande attenzione al successo personale sia rischiosa e dannosa.
E qui si apre un discorso interessante con risvolti sia psicologici che sociali.

*ma tu salta pure tutto e vai a vedere i punti chiave in fondo nelle Pillole Strategiche.

L’auto-aiuto aiuta davvero?mito del miglioramento personale

Questo in poche parole si chiede l’autore e dopo alcune pagine già risponde chiaramente di “no”.
Il ragionamento è abbastanza lineare: se dopo tutti questi anni di libri e corsi di “Migliora te stesso”, “Credi più che puoi”, “Sii meglio”, ecc… Nei paesi in cui questa cultura è maggiormente diffusa (vedi USA) il grado di soddisfazione personale è ai minimi storici, allora qualche domanda sarebbe giusto porcela. Forse questa spinta (enorme) alla realizzazione di sé non funziona come dicono?
Forse questo business (enorme) è in realtà controproducente?

Il bluff dell’autostima: credere in se stessi non aiuta la performance.

Il dottor Briers smonta anche questo. L’autostima non conta.
Dopo aver parlato di come il bullismo non sia correlato ad una scarsa opinione di sé da colmare, cita delle ricerche che dimostrano come né le prestazioni lavorative, né le capacità relazionali delle persone, siano influenzate dal loro livello di autostima. I dipendenti con alta autostima, per esempio, non necessariamente hanno performance maggiori dei colleghi. Credere non significa ottenere.

Sembrerebbe che anche le persone che credono molto in se stesse possano avere problemi e basse performance. Quindi, se tutti fossimo veramente interessati alla soluzione dei nostri problemi o al miglioramento personale, dovremo cercare qualcosa di meglio che crescere la nostra autostima.

L’assertività è sovrastimata.

Quante volte le persone si sentono in difetto perché non riescono a dire di “no” oppure perché non riescono a dire chiaramente ciò che pensano?
Le persone più docili e remissive, che evitano in tutti i modi di competere o entrare in conflitto con altri, possono trarre vantaggio da un corso sull’assertività. Ma è anche vero che persone troppo assertive potrebbero trarre vantaggio da un corso di buone maniere.
Questo perché le persone estremamente assertive sarebbero troppo focalizzate sugli obiettivi, soprattutto i propri, perdendo di vista la relazione tanto da essere spesso percepite come offensive o fastidiose. Ciò comporta dei costi sociali importanti (che a livello aziendale spesso si traducono in costi economici: ritardi, inefficienza e scarsa qualità). Sia al lavoro che in famiglia le persone molto assertive rischierebbero così di trovarsi ben presto isolate dai pari e dalle relazioni significative. Purtroppo, un ego forte e una forte volontà, non sono le soluzioni per ogni problema.
Questo complica l’obiettivo più importante che si pone il business del “Se vuoi puoi”: la gestione dei nostri destini.

Sei più debole di ciò che pensi. Ed è un bene che tu lo sappia.

In questo Briers è dissacrante. La genetica è determinante: una ragazza nata non con una corporatura minuta, non potrà mai diventare una ballerina del Bolshoi. Non importa quanto si impegni.
Ma va oltre, dicendo che non esiste alcuna dimostrazione scientifica che la meditazione o la psicoterapia possano aiutare una persona a guarire dal cancro. Non importa quante storie strappalacrime tu abbia letto, la statistica rivela che eventuali “guarigioni” siano da afferire alla più banale delle coincidenze.
Il fatto è che ci sono degli obiettivi che semplicemente sono al di fuori della nostra portata e che, mentre è vero che ognuno di noi ha del potenziale non sfruttato, è anche vero che ci sono dei limiti che perfino una sovraumana forza di volontà non potrà mai trascendere.
Ritenere che sia possibile determinare tutto ciò che ci accade ha l’ingombrante conseguenza di farci sentire responsabili di ogni singolo avvenimento nella vostra vita. Una pressione enorme che facilmente ci porterà stress, depressione o manie di controllo.
Questo inoltre potrebbe farci sentire in colpa delle sfortune che abbiamo incontrato o ritenere che sia colpa della persona affetta da tumore o SLA il suo essersi ammalata o, ancora peggio, che gravi malattie possano fare a meno di cure mediche per dedicarsi esclusivamente a il “potere della mente”.

La morale del libro: trova il tuo equilibrio

“Psychobabble” è una parola composta creata per riferirsi a discorsi o testi che usano il gergo psicologico e parole tecniche per creare un’impressione di verità o plausibilità. Il termine implica che chi parla o scrive manca dell’esperienza e della comprensione necessaria per il corretto uso dei termini psicologici.

Qui forse sta la morale del libro: trova il tuo equilibrio, non farti abbindolare da facili soluzioni, guarda ora quelli che consideravi difetti allo specchio di queste ricerche scientifiche… Non sei poi così male come credevi è che ti hanno venduto un tuo possibile “io” che è irrealizzabile.
E forse è proprio questa spinta spasmodica all’autorealizzazione che sta implodendo su se stessa, generando persone esaltate che mascherano ogni tipo di problema dietro a un sorriso tiratissimo.

Riflessioni

Per uno psicologo con riferimenti costruttivisti che fa dell’ipnosi e del miglioramento personale parte integrante del proprio mestiere, questo libro mi sembrava un’occasione per chiarire le cose.

Poi mi sono chiesto: ma serve realmente chiarire che c’è una differenza?
C’è veramente qualcuno che crede che la propria vita cambierà, comprando un libro dallo scaffale dell’Autogrill che promette di cambiarci la vita in 7 mosse?
C’è qualcuno che ritiene possibile che esistano i 9 segreti della comunicazione o le 5 regole della felicità?
C’è qualcuno che pensa si possano raggiungere obiettivi impossibili frequentando poche ore di un corso motivazionale o simili?

Gli Ammericani

Gli àmmericani sono gente simpatica, magari sempliciotta, ma c’è da dire che sanno vendere. Soprattutto agli àmmericani simpatici e sempliciotti.
È abbastanza evidente che il mondo visto dallo sguardo d’oltre oceano è costituito per lo più da relazioni di vendita. Per una certa e diffusa cultura àmmerciana ognuno di noi, in ogni momento della nostra vita, o è uno che vende, o è uno che compra.
Si vendono oggetti, ma anche brand, marchi, tempo… Dicono che ognuno di noi “si venda” nel presentarsi agli altri o cerchi di “vendere” una propria idea, anche se sta proponendo solo dove andare a cena.
Gli americani vendono sogni da sempre. Ed hanno nella loro cultura l’autorealizzazione del sé attraverso la pratica, il sudore e la libertà di provarci e crederci. Sempre.
Il loro pensiero è legato all’azione: semplice e concreto.
È normale che abbiano semplificato notevolmente principi psico-sociali per venderli o per metterli a disposizione di un pubblico vasto.
L’errore forse è di essersi focalizzati troppo solo sugli affari e non sui risultati, cioè solo sul vendere e non sul valore dato al cliente.
Questi libri e corsi di self help hanno dovuto troppo ridurre i contenuti e troppo ingigantire i loro titoli e le loro promesse per facilitare l’acquisto.

Ma è proprio tutto da buttare?

Chi compra questi libri? Chi va a questi corsi?

Io credo che siano in pochi coloro che si rivolgano a questo mondo credendo di ottenere tutto con il minimo sforzo.
Credo che la maggior parte delle persone (me compreso) acquisti questi prodotti con molta leggerezza, per trovare qualche utile spunto o per fare un regalo spiritoso.
Per quanto in difficoltà, la maggior parte delle persone, sa che non ci sarà una rivoluzione della propria vita dopo aver letto un libro che la promette a caratteri cubitali in copertina. Così come sa che andando ad una singola serata di “Il segreto della comunicazione efficace” la sua modalità di relazionarsi agli altri non varierà di molto.
Si tratta solo di pubblicità, che non influenza poi la capacità di giudizio delle persone.

Ma siamo sicuri che sia tutto qui?

Fate attenzione perché a sedersi a tavola viene fame.

Purtroppo il business del self help è principalmente business. E i venditori del benessere sanno bene che inizialmente le persone si approcciano al loro mondo con leggerezza e sano realismo. Ma poi buone tecniche di manipolazione e suggestione porteranno parte del pubblico o dei lettori a considerarsi manchevoli, difettosi, “non abbastanza”… Che potrebbero dare di più, anzi che dovrebbero dare di più.
Atmosfere motivanti e sorrisi bianchissimi, porteranno le persone a volersi sentire felici, ad essere contenti, entusiasti.
E non c’è miglior acquirente di una persona felice e spensierata che ritenga di aver qualcosa da colmare.

L’acqua sporca e il bambino

Che poi spiace fare questi discorsi. Che c’è gente anche brava e onesta. Che in fondo il succo è positivo. Che in USA c’è tanta di quella bella cultura su cui ho fondato la mia professione. Che tante teorie ed esercizi son proprio belli. Che c’ho anche amici che si sentiranno tirati in ballo. Che faccio MeLab pure io e che poi si apre un discorso infinito.
È che la disonestà di molti rovina il lavoro di alcuni e, purtroppo, spinge ancor più, ce ne fosse il bisogno, la società ad una deriva dove tutti dobbiamo essere produttivi, performanti… Non per noi stessi, ma per comprare meglio.

PS ovvero Pillole Strategiche

  1. Trova il tuo equilibrio: fidati del tuo giudizio nel capire la giusta via tra miglioramento e accettazione di sé. È difficile. Inizia smettendo di criticarti con quel vocione.
  2. Il business del self help è business: fai affari anche tu – non nel senso di rivedere poi la stessa fregatura ad altri – cerca di portarti a casa il più possibile e non portarli a casa tua. Sii consapevole che tu stai pagando un servizio e che loro cercheranno di vendertene altri. Per ogni offerta che ti fanno immagina di parlarne a tavola con tua nonna mentre ti riempie il piatto di un ulteriore ultimo cucchiaio di risotto.
  3. Sei più debole e migliore di ciò che pensi: non partire con il fatto che hai capito tutto, che sai già tutto, che fregano gli altri, ma te no. Accetta d’essere umano, con i tuoi limiti e con le tue indecisioni. Un sacco di ricerche scientifiche dicono che non sei male come credi. Chiedilo ad una persona cara (va bene anche il cane).