Nota: “La relazione con gli altri… stronzi” è il 14° spunto di “15 idee per la tua mente”, un progetto estivo in cui ogni settimana propongo, sulla pagina facebook di MeLab, un argomento di psicologia applicandolo alla vita di tutti i giorni. Questo articolo è la trascrizione (quasi fedele) di una diretta facebook durante il laboratorio dello scorso anno: perdonate la sintassi, coglietene il succo e se avete delle domande ponetele sulla pagina. Ci sarà una diretta ogni mercoledì durante la quale risponderò alle domande, darò degli esercizi specifici e dei riferimenti per approfondire l’argomento.

Come relazionarsi con gli altri anche se sono str**zi

nota bene: all’interno dell’articolo troverai la parola str***zo senza asterischi: lascio al maestro Proietti spiegare il perché.

A MeLab siamo arrivati alla ciccia: come relazionarci con gli altri.
Una cosa che ho sempre notato nei corsi di comunicazione è come sia difficilissimo applicare gli strumenti e le tecniche per relazionarci con gli altri, se prima di tutto non abbiamo fatto degli esercizi di consapevolezza su di noi, sulle emozioni e sulla loro gestione.
Ecco perché a MeLab ci esercitiamo nella relazione con gli altri, DOPO aver conosciuto meglio le nostre emozioni, i nostri obiettivi e i nostri punti di vista.
Nel corso si portano esempi concreti e spesso sono proprio i partecipanti a descrivere una situazione critica che poi cerchiamo di elaborare tutti assieme con l’applicazione di tecniche e strategie.
Come facile capire, non ci esercitiamo a relazionarci con le situazioni facili, ma ci alleniamo lavorando su “relazioni difficili” (*intendiamo relazioni che riteniamo importanti, ma che in quel momento sono conflittuali: partner, figli, colleghi, clienti, parenti, responsabili, dipendenti…). Ma come fare a relazionarci in tali contesti conflittuali o nocivi?

Mettersi nei panni dell’altro non significa giustificarlo

Quando troviamo difficoltà ad entrare in relazione con qualcuno spesso (non sempre) è perché non lo capiamo, o, meglio, da ciò che capiamo e percepiamo, lo riteniamo “antipatico”, “difficile”… Stronzo, appunto.
Una modalità suggerita per relazionarci con questa persona è capire meglio questa persona: che valori ha, che obiettivi ha nella relazione con noi, che emozioni sta provando, che tipo di ruolo sta giocando in quel contesto, ecc.
Noi psicologi siamo molto bravi a dire alle persone che devono comprendere gli altri. In questo veniamo spesso fraintesi e con noi viene confusa la comprensione dell’altro con la giustificazione dell’altro. Invece comprendere l’altro non significa giustificarlo.
Se vogliamo portare verso un obiettivo una persona con cui stiamo interagendo e, questo obiettivo non è apparentemente condiviso dall’altra persona, il suo raggiungimento è a rischio. Per far fronte a tali situazioni sappiamo che esistono diverse modalità per convincere e persuadere l’altra persona a fare ciò che vogliamo. È ciò che si insegnare in quei corsi di comunicazione efficace o persuasoria in cui si addestra gli allievi a manipolare o vendere in modo che le persone facciano o comprino delle cose anche se inizialmente non interessate.
Ecco questa cosa a MeLab noi non la facciamo. Improntiamo più la formazione sulla parte di dialogo. Seguendo ciò che diceva Blaise Pascal riteniamo che

Di solito, ci si convince meglio con le ragioni trovate da se stessi che non con quelle venute in mente ad altri. (Blaise Pascal)

Quindi la modalità che proponiamo è quella di mettersi nei panni degli altri per vedere poi, dal loro punto di vista quale sarebbe la strada migliore per arrivare all’obiettivo che abbiamo.
Capire l’altro, quindi, non significa giustificarlo, ma aver chiaro il punto di partenza della nostra negoziazione per portalo al nostro obiettivo o costruire con lui la migliore possibile soluzione per entrambi. Se volete è una mossa strategica, anche se in situazioni educative o affettive (es: con i figli o con i partner) prevale più l’aspetto della comprensione, del rispetto e della somma di vedute differenti e, spesso, arricchenti.

Mettersi nei panni dell’altro

mettersi nei panni e come relazionarsi con gli altri
Come si diceva, dopo aver bene chiaro quale sia il contesto, il nostro punto di vista e obiettivo (vedi i vari esercizi di consapevolezza), bisogna capire e aver chiaro anche quello del nostro interlocutore. Per fare ciò vi sono diverse tecniche psicologiche, ma a me quella che mi piace di più in assoluto è è proprio quella di mettersi nei panni dell’altro usando l’inversione di ruolo dello psicodramma classico.
Non serve che vi spieghi effettivamente i dettagli della tecnica, basti pensare semplicemente a voi stessi come un attore, per poi immedesimarvi psicologicamente e fisicamente (postura, tono di voce, gesti…) nell’altra persona e recitare, per un po’, una parte della sua vita che non ha nulla a che vedere con la situazione che state vivendo.
Questo permette di accedere a quelle informazioni su cui non prestiamo attenzione, darci forma e sostanza, aprendo così la possibilità a nuovi significati agli atteggiamenti altrui o, almeno, a nuove idee su cui ipotizzare soluzioni al conflitto.
Vedremo meglio questa tecnica tra poco.

Come relazionarsi con gli stronzi

Quando abbiamo a che fare con una persona apparentemente stronza, il tutto si fa più difficile. Non perché lei sia stronza, ma perché non sappiamo come entrare nei panni degli stronzi.
Vi faccio un esempio di ciò che solitamente accade a MeLab quando mi riportano una situazione conflittuale da voler risolvere, ipotizziamo tra Anna e Mario:

Io invito Anna a mettersi nei panni di Mario: “Bene Anna, ora tu diventi l’altra persona… Diventi Mario. Sei Mario… Ciao Mario… Raccontami un po’ di te”
E Anna, con voce bassa che mima quella maschile: “Ciao, sono Mario e sono uno stronzo. Sono sempre arrabbiato, ho sempre ragione io…”
E avanti così! Chi più ne ha più ne metta! Un lungo elenco delle peggio cose.

È evidente che descrivendo così questa persona non facciamo altro che descrivere il nostro punto di vista per questa persona. Nessuno si descriverebbe mai così.
È difficile per una persona non allenata mettersi nei panni di una persona con cui in quel momento è in conflitto, perché cercherà sempre di difendere il suo e proprio punto di vista. È anche dimostrazione di poca convinzione della propria posizione, non riuscire a lasciarla per poco tempo in un contesto in cui non c’è nemmeno la persona con cui siamo in conflitto.
Tornando al nostro Mario, in realtà non si descriverebbe così: “Ciao a tutti, mi chiamo Mario e il mio obiettivo nella vita è fregare il prossimo, essere antipatico e fare le peggio cose.”
Difficilmente la persona con cui siamo in conflitto descrive se stessa e la situazione dal nostro punto di vista. In parole povere: uno stronzo non crede di esserlo.

Strategia per mettersi nei panni di uno stronzo

Quelli che vi do ora sono dei suggerimenti per arrivare all’inversione di ruolo e poi a guidare una relazione importante, ma conflittuale, con una persona che giudicate “difficile”.
Molto spesso è la rabbia che proviamo verso questa persona a non permetterci di lasciare, anche per poco, il nostro punto di vista per metterci nei suoi panni.
Ecco i passi da seguire.

1. La lettera all’amico comune

Il primo passo per relazionarsi con uno stronzo, che continueremo a chiamare Mario, è la lettera all’amico comune.
Trovate una persona che entrambi conoscete. Deve essere una persona che in questo momento non sia accesa come voi nei confronti di Mario, ma che abbia un suo punto di vista e delle esperienze passate con entrambi.
Scrivete una lettera a questa terza persona. Questa lettera sarà una lettera di sfogo: scriveteci tutte le più brutte parole che conoscete, tutto quello che pensate di Mario, tutto il male che provate per colpa di Mario in questo momento. Meglio usare carta e penna, scrivendo e calcando sul foglio, buttando fuori tutto e cercando di convincere l’amico in comune che Mario è proprio uno stronzo.
Ci sarà una parte di voi che non pensa tutte quelle brutte cose o che ne penserà anche delle altre positive (del resto quella con Mario è una relazione importante): voi concentratevi sulla situazione specifica e la parte “buona” lasciatela stare. Dovete convincere la terza persona, che Mario ha torto, vi sta antipatico, non è una persona di cui fidarsi, ecc. Aggiungete anche tutti i motivi per cui siete voi ad avere ragione.
Scrivetela, non siate parchi , riempite fogli e fogli finché non sentite di aver finito, firmatela e piegatela. Fatto questo, rileggetela a voce alta con tono acceso.
Ovviamente non speditela a nessuno (questa lettera poi verrà strappata, buttata o bruciata). Rileggendo il vostro sfogo, comincerà ad accendersi in voi maggior consapevolezza di come vi sentite in relazione con Mario e di tutti i nervi scoperti che la relazione con Mario fa emergere. Questa consapevolezza, unita ad un po’ di senso di colpa, è utile perché faciliterà l’attuazione della seconda tecnica, quella dell’inversione di ruolo.

2. La tecnica Criminal minds

inversione di ruolo - mettersi nei panni relazionarsi con gli stronzi
Il secondo passo per relazionarsi con uno stronzo è mettersi nei suoi panni attraverso la tecnica dell’inversione di ruolo, che io ho battezzato tecnica “Criminal minds”.
Vi ricordate “Criminal minds”? È quel telefilm che racconta di una squadra speciale dell’FBI composta da criminologi di Quantico che danno la caccia ai serial  killer.
Assieme ad uno studio dettagliato dei dati raccolti sul criminale, vi è un momento in cui uno dei protagonisti si mette nei suoi panni: ad esempio, si reca nella dimora del serial killer (che nel frattempo è in fuga), si stende sul suo letto e comincia a “vivere” frammenti di giornata come se fosse il ricercato. Parla come lui, si muove nei suoi spazi, usa i vari oggetti… Tutto per cercare il più possibile di pensare come quella specifica persona.
Voi dovete comportarvi esattamente come un detective del crimine, come un operatore della squadra di Quantico: agenti dell’FBI che danno la caccia ai serial killer costruendone il profilo psicologico.
Prendetevi del tempo, trovate un luogo tranquillo e lì iniziate a mettervi nei panni del vostro serial killer e cominciare a ragionare come lui, non per giustificarlo, ma per andarlo a catturare ovviamente. Dovete mettervi in quei panni pensando esattamente come lui: non partendo dal contesto conflittuale in cui siete, ma partendo dalla sua vita, pensando a cosa avrà fatto dalla mattina in cui si è svegliato fino alla sera. Non limitatevi a descrivere astrattamente la sua vita, cercate di viverla come la vive lui, con i suoi impegni, con le sue battaglie, con le sue difficoltà, cercando di vedere le cose proprio esattamente dal suo punto di vista.
Se vi è proprio molto antipatico, partite dall’unica cosa che condivide assieme a voi: entrambi siete tifosi della Juve? Vi piace Bach? Amate il vostro lavoro? Partite  da quella cosa lì. Poi da lì continuate a recitare la sua parte standoci sempre meglio e evitando di ridicolizzarlo. Non fatene una macchietta, vivetelo in modo pieno perché il bravo profiler, il bravo operatore di Quantico, per acchiappare il serial killer non può dire “Io sono un serial killer e sono matto”. Deve cercare di ragionare proprio come il criminale, immedesimandosi il più possibile.
Arrivati a qui, scrivete su un foglio di carta, anche velocemente, tutti i punti di vista di Mario riguardo all’argomento da contendere.
Avrete ora più chiare entrambe le posizioni e, qualora il vostro iniziale obiettivo sia rimasto invariato, avete modo di valutare quali possano essere i passi per portare Mario al vostro obiettivo senza, se lo valuterete, minacciare valori per lui importanti o toccare suoi nervi scoperti o essere fraintesi nella vostra comunicazione.

Non manipolate: chiarite il contesto, le vostre idee e esprimetele al meglio

Questa strategia è molto più utile e, spesso più facile, da imparare rispetto ad una strategia manipolatoria. Perché? Perché se voi imparate una tecnica comunicativa di persuasione e la applicate nei rapporti con le persone per voi importanti (dal partner, al figlio, dal collega al cliente storico), rischiate di perdere tali relazioni.

A volte è meglio perdere un confronto in modo sincero, che perdere una relazione in modo disonesto.

Anche in situazioni lavorative e commerciali importanti si sta sempre più cercando di eliminare le tecniche superficiali di persuasione. Questo perché chi le acquisisce rischia o di sembrare un automa o un viscido che vuole portare a casa la pagnotta solo per lui. È molto più importante, invece, creare un rapporto dove si riconosca l’altro per la sua essenza e rilevanza anche in una situazione conflittuale.
Molto spesso si capirà che molte persone che noi ritenevamo conflittuali, in realtà non lo erano. Cioè gli stronzi ci appaiono così perché crediamo che ci stiano squalificando, mentre in realtà sono concentrati su un aspetto che noi non stiamo considerando. E tale nostra mancanza, genera in loro un senso di squalifica simile al nostro, che alimenta l’astio e i toni ruvidi.
Siamo sempre autoreferenziali e autocentrati e, quindi, qualsiasi cosa faccia un’altra persona nei confronti di un nostro comportamento, sembra che lo faccia contro di noi. Molto spesso, invece, non è così: lo fa a favore di una sua preoccupazione, di una sua ansia o di un suo obiettivo. Quindi mettersi nei panni dell’altro aiuta a toglierci molto del personale che i nostri occhiali, se vi ricordate, inseriscono in quella situazione.
Sì, è vero, ci sono situazioni in cui vi è un effettivo scontro. In questo caso, la strategia vi permetterà di raccogliere tutte le informazioni necessarie per vincere la vostra battaglia.
L’invito è, però, di non riportare le vostre relazioni all’interno di un campo di battaglia: ben che vi vada sarete circondati da cadaveri.

Come relazionarsi con gli altri… Stronzi. Sunto

Ecco i 3 passi da seguire quando viviamo una situazione conflittuale con una persona “stronza” all’interno di una relazione continuativa e importante.

  1. Sfogarsi per capirsi: scrivete una lettera ad un comune conoscente (potete anche registrare un audio sul cellulare, basta poi cancellarlo). L’obiettivo è svuotare la vostra “rabbia”, definire chiaramente la vostra posizione e tutti gli atteggiamenti della contro parte che non vi vanno giù.
  2. Mettersi nei panni dell’altro: interpretate nel modo più veritiero possibile l’altra persona. Cercate di raccogliere alla mente tutte le informazioni che avete su di lei. Una volta che sentite di “essere quella persona”, immergetevi nella situazione conflittuale e cercate di descriverla da questo punto di vista. Prendete più appunti possibile.
  3. Unite i puntini e tracciate la rotta: con tutte le informazioni raccolte, rivedete entrambe le posizioni e provate a scegliere le strade percorribili usando le modalità che più possano tornare utili.

Con l’allenamento le nostre abilità miglioreranno, i tempi si ridurranno e gli effetti positivi saranno più evidenti.
Potrebbe accadere di scoprire che il mondo non è poi così pieno di stronzi… O addirittura di smettere di esserlo noi.

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