Interazione

Interazione: parola al prof. Alessandro Salvini

Di seguito riporto volentieri delle note del prof. Alessandro Salvini (direttore scientifico delle Scuole di Psicoterapia Interattivo-Cognitiva di Mestre e Padova) sul concetto di “interazione”. Lo faccio un po’ per quel classico senso di devozione, rispetto e leccaculismo gratitudine che c’è tra allievo e maestro; ma anche per contribuire a diffondere un sapere e un conoscere che sento ancora io stesso di non aver ben chiaro. O che comunque, è sempre bello approfondire e gustare più volte. Il testo è originale, mi son permesso solo di sottolineare alcune parole per me significative. Buona lettura.

Cosa s’intende per ‘interazione’? Qualche precisazione.

Interazione Per considerare la forza euristica del concetto di ‘interazione’, quindi la sua capacità di produrre nuove prospettive utili anche per la psicoterapia, partiamo dai suoi ‘effetti emergenti’, quelli che in questo caso più ci interessano. Un’analogia può aiutarci a capire meglio. Ad esempio, oggi riusciamo a far si che le barche a vela riescano a risalire il vento con angoli sempre più stretti ed efficaci, anche quando il vento soffia in direzione contraria al loro avanzamento (andatura di bolina). Inoltre alcune barche a vela, opportunamente progettate e guidate, riescono ad andare più veloci del vento reale che usano. Com’è possibile? Tutto avviene grazie all’interazione tra un certo tipo di carena e le sue appendici (le parti immerse), l’attrezzatura velica, l’intensità e l’angolo con cui il vento agisce sulle vele e altro. Lo sfruttamento accorto della fisica dei fluidi, ovvero dello scorrimento del vento e dell’acqua, consente al designer o progettista di ottenere quello che ci appare impossibile. Ma non è sufficiente, difatti per avere questi due diversi ‘effetti emergenti’, è necessario un timoniere e un equipaggio in grado di coordinarsi e di gestire le manovre necessarie. L’interfaccia tra un particolare sistema micro sociale (timoniere e l’equipaggio) i loro sistemi nervosi, e la macchina da vento (la barca), configura un campo interattivo, in cui possiamo isolare diversi sotto sistemi interattivi, descrivibili e controllabili con linguaggi differenti. Ciascun elemento di questo complesso sistema interagente, se preso da solo o sommato agli altri non spiega il risultato finale, ossia il comportamento della barca a vela, e sopratutto non spiega gli effetti emergenti, anche quelli disfunzionali, pericolosi e inattesi, come le strambate e i capovolgimenti (scuffie). In base ad un criterio di adeguatezza e di utilità questi differenti sistemi interattivi possono essere configurati attraverso linguaggi matematici, fisici, empirico-sensoriali, socio-semiotici, affettivo-motivazionali ed estetici. Ogni livello interattivo possiede in varia misura delle proprietà emergenti. Ad esempio la plasticità interattiva del suo sistema nervoso consente al timoniere di apprendere dall’esperienza, di cambiare le sue tattiche cognitive ed emotive, modificano in modo retroattivo e adattativo il suo sistema senso-percettivo. La mutevolezza del vento e delle onde richiedono anche rapidi adattamenti soluzioni e ‘mutamenti di rotta’ contingenti, ovvero riorganizzazioni rapide di preesistenti schemi cognitivi. A pensarci bene questo accade anche quando andiamo in bicicletta, e su un piano interattivo differente, anche quando discutiamo con il capufficio, o con il nostro ‘matto’ di turno. In questo caso, pur utilizzandole, cerchiamo di modificare certe regole negoziali e comunicative. Si tratta di forme d’interazione che usano ad esempio comunicazioni performative e retoriche, o più semplicemente di influenzamento persuasivo interpersonale. Entro questo campo interattivo le nostre conoscenze sulle interazioni tra le cellule gliali, tra cui gli astrociti, le sinapsi e i meccanismi neuroendocrini non ci servono molto. La fisiologia della gamba di un calciatore non spiega la partita. Il coordinamento neuro muscolare finalizzato della gamba obbedisce alle regole del gioco. Quindi, le gambe dei calciatori sono il presupposto della partita di calcio, ma non spiegano il il significato che gli spettatori attribuiscono al comportamento/risultato dei giocatori e alla scena rappresentata. Anche in una partita di calcio si generano effetti emergenti, ovvero costruzioni di realtà’ simboliche,confermative in quando destinate ad ospitare l’imprevisto (alea).

Pensiamo ora alle interazioni normative, giuridiche ed amministrative di un apparato istituzionale come un carcere o una comunità di tossici. Si tratta di campi interattivi governati, da un punto di vista sociale e psicologico, da regole e costrutti di senso e di significato, configurabili ora come norme, schemi cognitivi e sentimenti, ruoli e azioni comunicative. Ad un certo livello psicologico e sociologico aumentano i gradi di libertà casuale o intenzionale degli attori umani, favorendo la configurazione di campi interattivi aperti sia alle metamorfosi che all’imprevedibile, che rientrano tra i possibili effetti emergenti di un contesto interattivo. Come ad esempio avviene per certe crisi finanziarie, sentimentali o di ansia. Qualche volta faremmo volentieri a meno degli effetti emergenti conseguenti a interazioni che sfuggono di mano (ma non troppo) ai loro protagonisti. Come per quei delitti detti d’impulso o passionali. Atti ‘folli’ che i clinici della psiche spiegano spesso in modo unilaterale e con le semplificazioni del determinismo lineare, ovvero attribuendoli ai tratti di personalità e alla psicobiografia dell’assassino o alla genetica dei suoi neuroni ‘cattivi’. Spiegazioni adatte ad essere accolte dal senso comune, e dai giudici, ma non adeguate e utili per la psicoterapia.

Analogie e differenze

L’esempio della barca a vela come sistema interattivo ci aiuta a capire per analogia anche altri effetti in cui compare qualcosa di nuovo che prima non c’era: si tratti della pizza margherita o della Divina Commedia, della musica del Bolero di Ravel o della geometria iperbolica, oppure della paranoia di Tonino e della sua famiglia, di cui parlerò un’altra volta. L’agire umano è il luogo privilegiato dove si manifestano certi effetti interattivi che ristrutturano il campo, come nella battaglia di Waterloo, che può essere considerata come la sconfitta di Napoleone o se volete come la vittoria del duca di Wellington, il suo avversario. In questo caso, come in altri, l’attribuzione di vittoria o di sconfitta dipende dalla posizione dell’osservatore che con i suoi criteri di giudizio mette in moto altri tipi di processi interattivo-attributivi, come accade durante una psicodiagnosi. In cui il ruolo dell’osservatore, la semantica normativa utilizzata, le attese sociali, gli schemi interpretativi, i costrutti lessicali e gli strumenti di indagine, interagendo tra di loro diventano (o sono accolti) come reali nei fatti che descrivono e spiegano, e nei risultati che generano. Certi campi interattivi producono effetti emergenti imprevedibili ma possibili, come un’esperienza mistica o un suicidio, oppure probabili ma poco prevedibili come un cambiamento auto percettivo durante una fortunata seduta di psicoterapia. E’ evidente che le interazioni neurofisiologiche che avvengono in un corpo di un ballerino non ci spiegano la danza come fenomeno culturale e come spettacolo.

I neuroni a specchio non sono in grado di spiegarvi perché date da mangiare a un gatto che mendica un po’ di cibo e guardate con indifferenza un bambino che chiede l’elemosina al semaforo.

A questo proposito bisogna anche considerare i campi interattivi sovraordinati, come la facciata di un palazzo in cui le interazioni strutturali, architettoniche e artistiche convergono nel risultato estetico emergente alla cui percezione e apprezzamento contribuiscono anche i criteri dell’osservatore. Così come siamo costretti a sovrapporre campi interattivi differenti quando consideriamo i diversi livelli in cui si articola la psicosomatica dello stress. A questo punto è opportuno fare una sosta e considerare che:

  1. tra il concetto di interazione e la parola ‘relazione’ esiste un rapporto di assonanza ma non d’identità. Al più la prima implica la seconda ma non viceversa. Quindi la relazione non è sinonimo di interazione e non è il caso di confonderle;
  2. spesso gli ‘effetti emergenti’ psicologici e sociali che non ci piacciono e che ci sorprendono, tendiamo ad attribuirli all’irrazionale, o alla psicopatologia, o al diavolo, o all’eredità di geni difettati. La scelta dove cercare la spiegazione ontologica e cognitivamente rassicurante dell’agire umano, dipende anche da cosa va di moda in un certo momento, sia essa la fisiognomica piuttosto che l’astrologia, la psicoanalisi o la neurobiologia evoluzionista.

Qualche definizione conclusiva

Ora facciamo un passo indietro e cerchiamo di essere più didattici e sintetici.

Anche se le sintesi e le definizioni, nel nostro caso, somigliano al tentativo di chi voglia raccogliere un torrente in un cappello per mostrarlo a chi vorrebbe capire com’è fatto ‘concretamente’ il torrente.

Se guardiamo dentro il cappello, possiamo dare questa definizione. “Con il concetto di ‘interazione’ si indica, in modo convenzionale, l’influenza reciproca tra parti che interagendo danno vita ad un sistema o a un fenomeno organizzato, stabile o transitorio, che in certi casi implica un livello sovraordinato o intersistemico di analisi. In cui ad esempio le interazioni sociali e psicologiche, si interfacciano con altre di natura biologica.” Questa definizione generalizzata può comprendere varie forme di interattività, ad esempio logiche ed empiriche, sintattiche e semantiche, oppure può riguardare interazioni biologiche (ad esempio i rapporti tra embriologia/morfologia) o socio-semiologiche (segno/significato e azione/contesto). Gli psicoterapeuti si occupano di questo secondo tipo di interazioni, ovvero di costrutti e di processi, quindi non di cose in sé in cui il nome designa un oggetto empirico. Per questo motivo gli psicoterapeuti usano nel loro contesto operativo, rappresentazioni e strategie di pensiero differenti da quelle utilizzate da un neurobiologo o dall’idraulico. Le psicoterapie moderne per poter cogliere il più ampio spettro di risultati non possono che essere interazioniste, ovvero attente a intervenire e a modificare dei ‘processi’ piuttosto che i caratteri costitutivi attribuiti tramite un giudizio alle persone. La psicoterapia deve essere a sua volta considerata un particolare campo di interazioni governato da costrutti dialogici di senso e di significato, capaci di attivare nelle persone certi ‘effetti emergenti’ di riorganizzazione psicologica. Ad esempio identificabili con la capacità di indurle a modificare il loro modo problematico di agire e di percepire i rapporti con se stessi, gli altri, e il mondo.

Alessandro Salvini