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Cyberbullismo

Il Convegno sul Bullismo

Finta intercettazione telefonica tra uno psicologo e un dirigente scolastico

cyberbullismo è bullismo su twitter?

Driiin Driiin Driiin

Pronto?

Buonasera, […] qui a scuola stiamo organizzando un incontro sul Cyberbullismo, potrebbe parteciparvi?

Eeehhh, sì, credo cheee… mmmhhh… Intende il bullismo via internet giusto?

Certo.

Mhhh… No, scusi. Mi son sbagliato. L’argomento è troppo complesso, non credo di poter dire qualcosa di  sensato a riguardo.

Ma lei si occupa di scuola, educazione e giovani. È uno psicologo e ha un sito internet, giusto?

Ecco, appunto… non basta, proprio non basta. In più uso twitter pochissimo. Ieri mi ci sono messo appositamente per leggere cosa scrivono i ragazzi e sono ancora lontano anni luce dal capirli… Poi bisogna comprendere bene il linguaggio della rete… e io sto solo iniziando, ma non ne sono per nulla competente. Uso ancora Google per capire le varie abbreviazioni. E poi non so ancora il significato di “fandom”.

Ma ecco ci serve proprio uno che ci dica questo.

No, a voi serve una serata piacevole… invece c’è da faticare. Fate così, organizzate il convegno e poi mettetevi su twitter e scrivete… non capirete una mazza come me, ma è l’inizio.

cyberbullismo twitterMa può venire a farlo lei?

E perché? Perché poi tutti siano contenti del dottore giovane che ti fa vedere le cose da un altro punto di vista? Ho già dato… non serve. Non dovete essere contenti, non dovete capire, dovete faticare… è roba tosta… non si capisce così facilmente, non sono “ragazzini senza una figura autoritaria”, “senza regole”. Questi di regole ne hanno tantissime, di valori pure. È che sono su un altro mondo rispetto a noi che guardiamo. Questi son capaci di far uccidere una di loro e far guadagnare miliardi di euro ad un’altra… questi si amano e si odiano in pochi caratteri… e lo fanno pienamente e in modo totale. Quando tu li leggi e dici “Oh mio Dio che idioti” e poi pensi che questo basti, questo non basta.
Dare una definizione non basta e non serve a nulla.Qualunque essa sia: bulli, vittime, bravi o eroi.

Ora l’Osservatorio farà il calendario con gli sportivi e hanno già fatto il video. E va bene! Ma non serve. Mettetevi su twitter e su facebook e fate cultura lì. Non dovete insegnare nulla, non dovete dire ciò che è giusto o sbagliato… iniziate a chiedere e a leggere.
Voi, noi, adulti giovani e vecchi, usiamo già poco twitter e quando lo facciamo l’obiettivo è quello di avere qualche sunto di notizia. Non sappiamo nulla delle regole d’uso e di contesto dei ragazzi.

Una ragazza ha vinto un biglietto per un concerto e viene lapidata… e noi diciamo che gli altri sono bulli, che tutto è cyberbullismo. E allora? Volete l’esperto che dica “Sì: è cyberbullismo”? No, voi volete che queste cose non succedano. E allora chiedete ai ragazzini… vedrete che ci sono delle regole infrante dalla fan rispetto alle altre fan, che questi si credono una famiglia tradita nel profondo, che sono vittime anche loro di gente come me che li reputa dei “cretini” ad adorare dei cantanti con così tanta foga, e però glielo scrive tutti i giorni. Siamo noi i bulli che li costringiamo alle nostre regole e chi non lo fa lo attacchiamo con la retorica della nostra morale spuntata.

Ah, quindi per lei va bene così! Le vittime se la sono un po’ cercata e la colpa è della società bigotta! Non dobbiamo intervenire?

Ma che sta dicendo!? Certo che dobbiamo intervenire. Stiamo parlando di social network costruiti o almeno sviluppati per il marketing, per diffondere prodotti in modo virale, di cui è facilissimo esserne vittima. Ma bisogna scendere in quel campo e sudare, perché è un gioco che non conosciamo nemmeno ed è complicatissimo.

Non si può andare a prendere il pallone a dei ragazzi che giocano nel prato vicino casa perché cominciano a legnarsi di santa ragione. Non si può dire “Siete senza valori e questi giochi all’aria aperta sono il male assoluto” e poi mettere in castigo coloro che han alzato le mani.
Il web è una realtà dalle infinite possibilità e quello che noi sappiamo dire è solo “è piena di rischi” oppure “Dove sono i genitori quando i loro figli sono su twitter o facebook?”. Diamo giudizi senza conoscere, invece dobbiamo cercar di conoscere buttandoci in mezzo senza l’arroganza di chi ha le risposte in tasca.

Quindi non basta più parlare con i figli?

E di cosa? Dove? In un social network qualsiasi persona gioca un’altra o più identità, spesso differenti da quelle di casa, scuola e lavoro. Poi le potenzialità dello strumento sono incredibili. Ci sono multinazionali che mettono assieme i migliori esperti di comunicazione, marketing e sociologia per lanciare un prodotto o un concerto, poi in pochi istanti decolla una conversazione tra ragazzi che rilega in un angolo nascosto il lavoro di mesi. Di cosa vogliamo parlare con i figli? Spiegar loro come funziona il mondo?

Cambiamo il punto di vista: siamo noi che non sappiamo nulla, chiediamo. Dobbiamo fare come gli antropologi su un territorio inesplorato. E sbagliare. Vedrete che se lo fate con il garbo dell’inesperto molti ragazzini vi aiuteranno, altri vi sfotteranno, ma lì si vedrà la capacità di un adulto a rispondere ad un’offesa e a rimanere in un piccolo conflitto, ad usare l’ironia e l’autoironia. Ad essere l’esempio.

Si, trovo tutto questo sensato… ma perché non può venire a dirlo all’incontro?

Perché passerò quella sera su twitter ad imparare qualcosa 🙂
Io sono uno psicologo, queste cose ora le dico così, ma ad un convegno si va preparati e per prepararsi su un argomento del genere… mi ci vorrebbe un mese solo per capire la differenza tra i vari fan. Poi dovrei fare una raccolta di tutti quei tweet che si scambiano di solidarietà per far capire quanto di buono e bello già ci sia. Snocciolare qualche nome di autore importante… Oppure facciamo così: lei mi trovi 10 ragazzi che usino twitter ogni giorno e che vogliano parlarne, magari anche qualche fan di Justin Bieber e qualcuno dei One Direction, ed io vengo ad intervistarli per voi, anche domani. Ovunque. Magari impariamo qualcosa… non per capire, ma per fare.

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